Opera d'arte al casello autostradale di Mantova Nord

Di vento e di leggerezza. A sussurrarli è Aurelio Nordera, la cui poesia espressiva si annida nella dolcezza del movimento di “Tùrbine”, un rendez vous di tubi e malleabilità.
E poi sono gli scatti di Vito Magnanini.
Immagini di pre-scultura, dell’assemblaggio, del racconto di ciò che non è più e senza il quale ciò che è non sarebbe potuto diventare.
Magnanini adotta un codice visuale liofilizzato: sintesi grafica, cromatica, e soprattutto il valore della narrazione.
Una lettura dell’oggetto-soggetto che, per l’utilizzo sapiente del mezzo fotografico, assume connotazioni alternative rispetto al prodotto finale, ma non per questo meno nobili.
Un’opera nell’opera, una lettura fantastica tra le interlinee del costrutto, un processo creativo che contribuisce ad amplificare il valore del non ancora.
Immagini che testimoniano come il fotografo, edotto dalla consapevolezza della luce e della libertà descrittiva, possa confezionare il bello (qui inteso come avventura immaginaria), in cui gli ingredienti di base, anche se depotenziati rispetto al loro perimetro e al loro volume finale, risultano di forte appeal.
A Vito Magnanini “Tùrbine” deve la memoria della propria genesi.
(G. De Chirico)